Ciao Caluk,
un argomento del genere provoca in me qualcosa che i latini chiamavano
turbatio sanguinis.
Dopo l'universitĂ e l'abilitazione professionale all'esercizio della professione di consulente del lavoro (avevo 23 anni e giĂ una figlia) avviai lo studio. Ero forte allora. Giovane, rampante, fresco di studi.
Inaugurai il mio ufficio con decine e poi centinaia di clienti. Venivano tutti da me. Pensai:
Miiinchia Jhonny!!!...
Nel tempo ho costruito uno staff di 10 persone, 5 a Mondragone, dove abito, e 5 nel nuovo ufficio che aprii a Caserta sull'onda del successo.
In realtà , non mi accorgevo che venivano tutti da me perché (i marpioni) sapevano che un giovane, pur di acquisire clienti e una certa stabilità reddituale, è quasi sempre disposto al compromesso. O quanto meno lo è di più di un professionista navigato.
Per fartela breve, Caluk, dopo 11 anni di professione mi sono ritrovato con piĂą di 100 mila euro di debiti. Colpa anche delle banche che con questo
sistema narcotizzante del credito non ti fanno rendere conto realmente di quello che ti sta succedendo.
Non ci crederai, ma ne sono uscito con un blog. Con un WordPress. Con internet. Ma su questo non voglio aggiungere altro, perché è un argomento delicato e controverso.
Quello che voglio dire invece è che
il cambiamento è un gesto difficile. Ma se lo compi i risultati arrivano. Non sono i clienti. Siamo noi il problema. E' dentro di noi che deve cambiare qualcosa, nel nostro modo di vedere il mondo e di rapportarci a esso.
Con gli anni si impara (e se non impari sei
diabolico) a essere più determinati e a dare valore a ciò che facciamo. Lo so che tu già pensi di dare valore al tuo lavoro; ma nel momento in cui permetti ai clienti di dettare le regole del pagamento, allora emerge un'altra verità , una verità che ti vede sottovaluto.
Voglio lasciarti con
una storiella che forse potrĂ metterti di buon umore.
Si tratta di un uomo ricco che aveva un bellissimo piroscafo che, come succede con tutto ciò che costa molto, si rompeva spesso. Un giorno, dopo un viaggio particolarmente difficile in una terra straniera, il motore si fermò e nessuno riusciva più a farlo ripartire. Mandarono a chiamare tutti i meccanici della zona, ma uno dopo l’altro fallirono tutti. Infine, l’uomo ricco venne a sapere di un vecchio e saggio costruttore navale che forse l’avrebbe potuto aiutare. Così lo mandò a chiamare.
Poco tempo dopo arrivò un vecchio che sembrava occuparsi di navi da almeno un centinaio d’anni; aveva con sé una grossa borsa piena di attrezzi, da cui ne tirò fuori alcuni per mettersi a lavorare. Esaminò molto attentamente l’intrico di tubi che arrivavano al motore e che da lì si ripartivano, posandoci ogni tanto la mano sopra per verificarne la temperatura. Alla fine il vecchio infilò la mano nella borsa e tirò fuori un piccolo martello. Con delicatezza picchiò contro uno dei tubi e istantaneamente si sentì il rumore del vapore che correva dentro. Mentre il motore ricominciava a funzionare, il vecchio sistemò con cura i suoi attrezzi nella borsa.
A questo punto il ricco gli chiese quanto gli doveva e si trovò di fronte un conto di oltre diecimila sterline, una somma enorme per quei tempi. “Che cosa?” esclamò il ricco armatore, furioso. “Ma se non ha fatto quasi niente! Mi giustifichi questo conto se non vuole che la faccia sbattere in galera”.
Allora il vecchio cominciò a scarabocchiare qualcosa su un pezzo di carta che aveva tirato fuori dalla tasca. Il ricco sorrise mentre lo leggeva e si scusò per il suo comportamento sgarbato.
C’era scritto:
per il colpo di martello …………….. 1 sterlina
per avere saputo dove picchiare … 9.999 sterline.
Capito il senso?
In bocca al lupo per tutto!