silv3r ha scritto:secondo voi perchè un'azienda medio-piccola avrebbe motivo di spendere soldi per farsi realizzare un sito internet?
Bella domanda! Potrebbe essere la domanda di apertura di un convegno sul nuovo marketing. Perché un'azienda deve
investire (più che "spendere soldi") nella tecnologia informatica?
Però, ne aggiungerei delle altre. Per esempio: perché in tutte le case c'è un computer connesso a internet? Perché le persone cercano informazioni su Google? Perché una manciata di blogger ha messo in crisi le dittature del medio oriente? Perché Facebook è la terza nazione più grande del mondo?
Quello che voglio dire è che questa domanda riporta tutto il ragionamento alla base. Qualunque risposta sarebbe evasiva o incopleta. Si potrebbe parlare di visibilità , ma non è solo questo. Si potrebbe parlare di riduzione dei costi/cliente, ma non è solo questo. Si potrebbe parlare di automazione dei processi, ma, anche qui, non è solo questo il punto.
La verità è che siamo entrati nel pieno di una
rivoluzione industriale ed economica che impone un nuovo tipo di organizzazione e un nuovo modo di fare business.
Per comprenderne la portata, dovremmo fare qualche paragone con quello che è succeso in passato. Per esempio, fra il 1760 e il 1840 ci fu
la prima grande svolta. Dalle piccole imprese familiari e agricole si passò a una forma di azienda molto più simile a quella odierna, con personale esterno e macchine di produzione.
Fra il 1840 e il 1950 ci fu la
seconda rivoluzione. Arrivò l'elettricità e con essa la catena di montaggio e il sistema delle fabbriche (e dei sindacati).
La
terza rivoluzione ha visto il trionfo del marketing (tradizionale) di massa. Aumento dei salari e aumento dei consumi. Le aziende fabbricavano prodotti medi per persone medie e li pubblicizzava ampiamente. In questa fase si è affermato il settore dei servizi, ovvero, di quelle persone che si guadagnavano da vivere operando al di fuori dell'industria, nella comunicazione, nelle consulenze, nel marketing etc..
A questo punto arriva internet. Ed è
la quarta rivoluzione industriale. Non è pubblicità , perché la pubblicità si impone, interrompendo le persone in quello che fanno. Invece internet è il mondo delle persone che vogliono sapere.
Non è semplice marketing, inteso in modo tradizionale, perché decine di milioni di utenti connessi tra di loro sono molto più forti di una campagna finalizzata alla persuasione del compratore.
Non è un insieme di pagine gialle, perché un
trader online di New York può cambiare le sorti di una fabbrica di automobili in Germania e influire sull'economia dei contoterzisti indiani.
L'argomento è coinvolgente e richiederebbe più tempo. Ma per rispondere alla domanda, un'azienda non deve chiedersi perché farsi un sito. Deve chiedersi invece COME ripensare alla propria organizzazione per sfruttare il web.
Certo, come dise Sarah, ci sono attività che non richiedono una presenza online. Ma anche qui dipende dagli obiettivi. Per esempio, ci sono agricoltori a cui basta il giro locale. Altri invece che puntano a una certa visibilità anche rispetto al nome e alla storia che vogliono far raccontare di loro. Ed è il caso di
The Chef's Garden -
http://www.chefs-garden.com - che vende ortaggi online. Pazzesco!
Il web esiste ed è una potente connessione, tipo quella di
Pandora tra i Na'vi e la vegetazione circostante.
Avere un sito è il primo passo per poter beneficiare dei vantaggi della connessione. Decidere di non averlo, significa autoescludersi dalla connessione e dal flusso formidabile di informazione e scambi che caratterizzano la nuova era.
In bocca al lupo.